#ISSUE99



La Miss in pigiama | Ridateci il lavoro
Radici | Il valore dell'aria | Gubbio, I Ceri
Un tetto, un rubinetto | Anthropos, l'uomo

Creuza de mä

"Per me una persona eccezionale è quella che si interroga sempre laddove gli altri vanno avanti come pecore" - F. De Andrè

Una linea spezzata nell'orizzonte. Dal finestrino del treno che mi porta alla stazione di Brignole, appare così, per qualche istante, tra le sagome dei palazzi che costeggiano la ferrovia, quel che resta del ponte Morandi. Un'immagine terribile, che fa male non solo a chi come me a Genova ci è nato ma anche a tutti coloro che hanno a cuore questa città, così come il nostro Paese. Quel ponte che non c'è più è diventato il simbolo di una tragedia costata la vita a 43 persone, la casa a oltre 250 famiglie e la faccia all'Italia intera.

Il viadotto Polcevera, inaugurato nel 1967, una delle icone del boom economico degli anni Sessanta, è crollato in pochi istanti, come un castello di carte, il 14 di agosto, oltre un mese e mezzo fa, lasciando dietro di sé non solo macerie e dolore ma anche una scia infinita di polemiche e, soprattutto, una nazione divisa come mai era successo prima d'ora. Colpa di una politica sempre più avvelenata, fatta a suon di post sui social più che di atti concreti in parlamento e che nemmeno davanti a una tragedia di questa portata, è stata in grado di reagire facendo ricorso a quella unità di intenti, che sarebbe indispensabile per cercare di curare al meglio e più rapidamente possibile, una ferita profonda e già di suo difficile da rimarginare. Ecco perché, ancora prima che la polvere causata dal crollo del viadotto toccasse il greto del torrente Polcevera, è andato in scena un orrendo balletto fatto di accuse e minacce, un teatrino penoso tuttora in corso, il cui riflesso si è presto propagato anche tra gli elettori italiani, trasformatisi come d'incanto da esperti del pallone in ingegneri civili e strutturali, pronti a puntare il dito contro l'avversario politico di turno, con toni e parole che vanno ben oltre la naturale contrapposizione e sconfinano sempre più spesso nell'odio vero e proprio. Quel che resta del ponte Morandi, suo malgrado, è diventato così la metafora dolorosamente perfetta di una nazione spezzata in due metà, incapaci di parlarsi, di toccarsi civilmente e arroccate sulle rispettive posizioni, oltre che di una classe politica che anche di fronte a un dramma di simile portata, sembra aver definitivamente perso di vista un fattore indispensabile, che sta alle fondamenta della sua prima essenza e che non dovrebbe mai venire meno: il senso di responsabilità.


Amedeo Novelli

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