Dia de Muertos

di Filippo Cristallo

Di origine azteca, la festa dei morti celebrata in Messico, simboleggia la commemorazione per il ritorno dei defunti sulla terra. Nel 2003 l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità come “una delle espressioni culturali più antiche e di maggiore rilevanza per i gruppi indigeni del Paese

Dia de Muertos

di Filippo Cristallo
Testo a cura di Antonella Cappuccio e Michela Morelli



Di origine azteca, la festa dei morti celebrata in Messico, simboleggia la commemorazione per il ritorno dei defunti sulla terra. Nel 2003 l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità come “una delle espressioni culturali più antiche e di maggiore rilevanza per i gruppi indigeni del Paese


“Il culto per la vita, se davvero profondo e totale, è anche culto per la morte. Le due sono inseparabili. Una civiltà che rifiuta la morte, finisce per negare la vita”. Così scriveva Octavio Paz, tra i maggiori intellettuali messicani della seconda metà del Novecento, ne Il labirinto della Solitudine, descrivendo la mexicanidad, misteriosa e complessa filosofia del vivere del suo paese, caratterizzata, tra le altre cose, dalla mancanza di una separazione tra la vita e la morte. Senza la morte non ci sarebbe la vita, è una legge di natura. Questo postulato è profondamente radicato nella cultura messicana e ha origini antichissime, diversamente dalla mentalità europea per la quale l'accettazione della morte è un tabù insuperabile.

Mestizia e sobrietà sono le caratteristiche del giorno commemorativo dei defunti nel continente europeo e in Nord America, in Messico invece si lascia il posto a un variopinto carnevale fatto di danze e sfilate in costume, tappeti di petali arancioni di cempasutichl (i nostri crisantemi), concerti di mariachi dinanzi alle tombe nei cimiteri, dove si allestiscono veri e propri banchetti che durano tutta la notte, allietati da fiumi di tequila e mezcal, a simboleggiare un festoso ricongiungimento dei morti con le persone amate.

Secondo la tradizione popolare, i defunti tornano dall'aldilà per riunirsi con parenti e amici. In virtù di tale antica credenza, i Messicani preparano sugli appositi altari del Dia de Muertos generose e coloratissime ofrendas (offerte) per i defunti. Sugli altari dinanzi alle foto dei morti trionfano le calaveritas, dolcetti di cioccolato e teschi di zucchero colorati e l'immancabile pan de muertos, un pane dolce.
Protagonista indiscussa è la Catrina, di cui esiste anche un corrispettivo maschile, El Catrin, una figura scheletrica vestita di tutto punto, con tanto di cappello alla francese e piume di struzzo, parodia delle signore dell'alta borghesia messicana del primo Novecento.

Dalle foto di Filippo Cristallo si evince lo stupore e la curiosità dello sguardo europeo dinanzi ad un evento così straordinario e inconsueto. Egli tenta di catturare, attraverso i ritratti in bianco e nero di persone mascherate da morti o da Catrina, la paradossale vitalità di questo funerale pittoresco e l'attaccamento di un popolo a una tradizione che ha origine nella notte dei tempi. Questi travestimenti rappresentano pienamente l'immagine resa nota dalle incisioni di José Guadalupe Posada, che era solito ricordare che “ricchi o poveri o oppressi, non siamo che ossa che camminano”.


SCHEDA AUTORI
Filippo Cristallo - Contatta Filippo su FB
Fotocamera: Fuji X-E1
Obiettivo: 18-55 mm

LINK
ilfattoquotidiano.it
beta.visitmexico.com


Il reportage



BACK