Stuck in Serbia

di Vincenzo Montefinese

Secondo l’Unhcr, l’alto commissaria per le Nazioni unite per i rifugiati tra il 2016 e il 2017 erano settemila i migranti che attendevano di terminare il loro lungo viaggio lungo la rotta balcanica, ultimo ostacolo prima di raggiungere la propria meta. Forse Germania o Scandinavia

Stuck in Serbia

Fotografie di Vincenzo Montefinese
A cura di Alessio Chiodi

Secondo l’Unhcr, l’alto commissaria per le Nazioni unite per i rifugiati tra il 2016 e il 2017 erano settemila i migranti che attendevano di terminare il loro lungo viaggio lungo la rotta balcanica, ultimo ostacolo prima di raggiungere la propria meta. Forse Germania o Scandinavia

Per molti il viaggio si è fermato a Belgrado, in Serbia, dove quasi duemila persone attendono vicino la stazione ferroviaria. Sono soprattutto Afgani e Pakistani. Uomini e donne, ma anche bambini. Il 60% dei migranti è rappresentato da minori non accompagnati. Molti degli arrivi sono da Macedonia e Bulgaria, altri dall’Ungheria e dalla Croazia, Paesi che hanno chiuso i confini, respingendo i rifugiati. Vincenzo Montefinese, nel suo lavoro “Stuck in Serbia”, premiato al concorso Closer 2018, ha raccontato le condizioni dei migranti “intrappolati” nella fredda Belgrado. Si dorme dove capita e ci si copre con le coperte offerte dai volontari. Le temperature in inverno sono rigidissime, toccando anche i -15. C’è chi accende fuochi di fortuna bruciando quello che capita. Non ci sono servizi igienici e gli unici pasti caldi sono forniti da gruppi di volontari.

A trattenere molte persone nei magazzini o nei rifugi intorno alla stazione è la paura. Il timore di entrare negli istituti di accoglienza, essere identificati ed espulsi dal Paese.

La via terrestre per i Balcani è insidiosa. Non tanto quanto quella marittima per il Mediterraneo, ma comunque pericolosa. Soprattutto durante l’inverno. Il freddo ha mietuto molte vittime in Paesi interessati dal transito dei migranti come Grecia, Bulgaria, Macedonia. Le Ong presenti sul territorio faticano a portare aiuti, anche perché le autorità locali non collaborano. Il 4 novembre 2016, per esempio, il governo ha intimato alle ong di non distribuire coperte o cibo ai migranti che sostavano fuori dai campi ufficiali.

Ma tra un’espulsione e una deportazione, c’è chi ancora rimane ad attendere la propria occasione alla stazione ferroviaria di Belgrado, cercando riparo nei magazzini abbandonati, lavandosi come meglio si può e facendo file sotto la neve per un pasto caldo.


SCHEDA AUTORE
Vincenzo Montefinese - www.vincenzomontefinese.com
Fotocamera: Fujifilm xpro2
Obiettivo: Fujifilm 18 f2; Fujifilm 23 f2

LINK
internazionale.it
frontex.europa.eu


Il reportage



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