Kayayei, le schiave del Ghana

di Matteo Carzaniga

La triste storia delle ragazze che emigrano dalle regioni più povere del Ghana verso Accra e che quasi sempre finiscono per diventre Kayayei, ossia delle specie di "bestie da soma" cui spetta il compito di portare, per pochi spiccioli, carichi anche pesantissimi negli stretti vicoli dei mercati cittadini

Kayayei, le schiave del Ghana

Fotografie di Matteo Carzaniga
A cura di Giulio Di Meo

La triste storia delle ragazze che emigrano dalle regioni più povere del Ghana verso Accra e che quasi sempre finiscono per diventre Kayayei, ossia delle specie di "bestie da soma" cui spetta il compito di portare, per pochi spiccioli, carichi anche pesantissimi negli stretti vicoli dei mercati cittadini

Sin dagli anni ottanta, donne giovani e adolescenti emigrano dalle tre regioni a nord del Ghana verso Accra ed altre grandi città in cerca di condizioni economiche migliori e in fuga da conflitti etnici interni, matrimoni in età precoce e povertà rurale. Queste ragazze, che principalmente non hanno ricevuto un’educazione scolastica, spesso trovano impiego come kayayei (donne trasportatrici).

Una grande cesta di metallo piena di frutta e verdura compare fra la folla e procede a zigzag attraverso il mercato di Madina. Habiba, 18 anni, insegue i suoi clienti saltellando da una bancarella all’altra. A fine giornata avrà guadagnato 30 cedis – circa 7 euro – e con le compagne, si fermerà a riposare all’ombra di una tenda o, se più fortunata, di una baracca nella zona del ghetto.
Habiba è una delle molte Kayayei che vivono e lavorano ad Accra: “Kaya” significa peso e “Yei” donna. Grossisti, commercianti al dettaglio e compratori, le assumono per trasportare merci pesanti attraverso l’intrigo delle strette viuzze nel grande mercato. E loro trasportano di tutto.

Molte di queste giovani donne sono immigrate dalle aree più povere a nord del Ghana, in cerca di un lavoro che trovano soltanto nelle grandi città come Accra e Kumasi. Si stima che siamo 160.000 le Kayayei nella sola capitale, e ogni anno se ne aggiungono circa 15.000. Alcune di loro iniziano a lavorare in età molto giovane, non appena arrivate in città e senza un posto dove dormire. Per questo si proteggono a vicenda, dormono in gruppo, ma questo non basta a proteggerle dagli abusi. Quando riescono a risparmiare abbastanza denaro, lo inviano alle famiglie, a nord, prima di tornare nuovamente alla dura vita della città.


SCHEDA AUTORE
Matteo Carzaniga - matteocarzanigaph.it
Fotocamera: Canon EOS 6D
Obiettivo: Canon EF 50mm

LINK
vision2017.csis.org
theguardian.com
mhcghana.comB


Il reportage



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