No promised land

di Andrea Ferro

Seduto a terra, di fianco a lui, ascolto K raccontare di sé. La sala è grande, silenziosa e con ampie vetrate sul paesaggio montano. Pochi ragazzi seduti qui e là. Chi assorto nei suoi pensieri, chi concentrato sullo schermo del telefonino. E io ancora una volta a chiedermi: che diritto ho di trovarmi qui? Chi sono io per loro? Qual è veramente il mio ruolo in tutto ciò?

No promised land

Fotografie e testi di Andrea Ferro
A cura di Laura Pezzenati

Seduto a terra, di fianco a lui, ascolto K raccontare di sé. La sala è grande, silenziosa e con ampie vetrate sul paesaggio montano. Pochi ragazzi seduti qui e là. Chi assorto nei suoi pensieri, chi concentrato sullo schermo del telefonino. E io ancora una volta a chiedermi: che diritto ho di trovarmi qui? Chi sono io per loro? Qual è veramente il mio ruolo in tutto ciò?

Collocato tra le prime 5 regioni italiane per presenza di migranti e richiedenti asilo sul suo territorio, il Veneto ricopre, in fatto di accoglienza, una posizione decisamente rilevante.

Nonostante la maggior parte degli arrivi si produca sulle coste meridionali dello stivale, la prossimità al confine est e la vicinanza a paesi come la Germania hanno fatto del Veneto una importante regione di transito. Con il suo 8% è la quarta regione italiana per numero di migranti.

Per comporre una panoramica dell’eterogeneo “sistema di accoglienza” per migranti e rifugiati in Veneto sono state visitate, in poco più un anno, oltre venti strutture, selezione del più vasto ventaglio individuato tra le sette province della regione. Come in tutta la penisola, i posti dedicati al sistema SPRAR risultano insufficienti, con conseguente effetto a catena su tutto il sistema.

Sono impiegate principalmente strutture di tipo residenziale/abitativo in disuso, spesso gestite da cooperative o ottenute per affidamento dalle Prefetture. Risulta chiaro come dalla necessità di ricavare posti per richiedenti asilo possa beneficiare direttamente il patrimonio architettonico e come potrebbe in futuro venirsi a creare un intero settore progettuale volto al recupero del patrimonio architettonico stesso.

Possiamo dire che con gli eventi migratori degli ultimi anni sono emersi i limiti strutturali della società occidentale: non solo è necessario ripensare a noi stessi come parte di un macro sistema molto più esteso dei soli confini nazionali, ma l’architettura come diretta emanazione di ogni società, ha ora l’obbligo di ripensare sé stessa in funzione delle mutate dinamiche in materia di emergenze abitative e integrazione fra culture che condividono uno spazio comune, favorendo l’incontro e la conoscenza, generando occasioni di scambio. La città in quanto spazio fisico che abitiamo è il luogo dove si producono gli incontri che segnano le nostre vite, terreno in cui prendono vita progetti e desideri e in cui ogni edifico è la traccia che li incornicia.

Ma ancor prima di intervenire architettonicamente è opportuno creare un’opinione pubblica adeguatamente informata. Ecco dunque l’importanza di mostrare, anche con le immagini, in che modo questi spazi dell’accoglienza sono abitati, come vengono adattati ed in qualche modo “umanizzati” da chi si trova a risiedervi, a volte di passaggio, a volte per mancanza di alternative.

Raccontare come l’architettura svolga compiti di accoglienza, restituendo al contempo un’identità ai rifugiati, può riflettersi positivamente sulla percezione del fenomeno così come sulla disponibilità ad accogliere.


SCHEDA AUTORE
Andrea Ferro - contatta Andrea su FB
Fotocamera: Canon EOS 5D Mark II
Obiettivo: Canon EF 24-105mm f/4L IS USM e Tokina RMC 17 mm f/3,5

LINK
informa-azione.info
regione.veneto.it
ilfattoquotidiano.it


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