Circus

di Emanuele Giacomini

Ognuno di noi custodisce nella propria mente spazi immensi e inesplorati, dove si racchiudono i nostri desideri e sentimenti più reconditi, che non perlustriamo mai, perché ciò che potremmo trovare ci atterrisce e paralizza

Circus

Fotografie e testi di Emanuele Giacomini
A cura di Giulia Golia

Ognuno di noi custodisce nella propria mente spazi immensi e inesplorati, dove si racchiudono i nostri desideri e sentimenti più reconditi, che non perlustriamo mai, perché ciò che potremmo trovare ci atterrisce e paralizza

Il progetto fotografico “Circus” racconta, vive e si immerge in quello spazio surreale, dove realtà, arte, luci ed ombre si fondono in un connubio potente. Esso descrive in immagini un mondo discosto ma vicino, vivo ma apparentemente in declino, vero e verosimile al tempo stesso, quello del microcosmo che racconta il grande spettacolo della follia. L’ambientazione, infatti, è essa stessa peculiare. Si tratta dello Psichiatric Circus, un circo psichiatrico messo in scena dagli attori, acrobati e performer del Noveau Cirque, una compagnia che si ispira ai giochi di luce e alle illusioni del Cirque du Soleil, ma che aggiunge ai propri spettacoli espedienti nuovi e di grande teatralità per coinvolgere ed estasiare il pubblico. All’interno di questo grande spazio, fisico quanto metaforico, le gabbie non contengono tigri, leoni o cerchi infuocati, ma raffigurazioni di individui dissennati e deliranti, che la stessa società civile potrebbe definire folli, ma che, forse, ha contribuito a far divenire tali.

Ognuno di loro racconta un aspetto della vita all’interno del manicomio di Bergen, in piena attività già negli anni Cinquanta, che ospita i vari personaggi del dramma: padre Joseph, prete cattolico e dottore dell’istituto, uomini psicotici, maniaci sessuali, una donna dalle personalità sfaccettate e convinta di militare tra le infermiere della clinica e persino un paziente che cela il suo volto con una maschera da clown, per non svelare i segni di un passato da dimenticare. Nessuno di loro, all’apparenza, sembra essere mai più uscito da lì per tornare alla sua vita di prima, quella da cui, in un oscuro passato, sembra essere stato rinnegato. Forse nessuno è mai guarito, oppure, semplicemente, ha voluto farlo. Nessuno conosce l’autentica verità. Non sono solo i personaggi ad essere messi a nudo dietro la lente dell’obbiettivo, ma anche chi c’è dietro la maschera di questi figuranti.

L’autore degli scatti è sempre stato affascinato dal loro mondo, fatto di miraggi, illusioni ed esotica vitalità che si coniugano in arte grazie ai movimenti di questi esteti, i quali sanno suscitare emozioni sempre diverse nel pubblico che li osserva sugli spalti. Ma c’è anche una parte ben più celata, più difficile da catturare quella dei performers fuori dal palco, che si allontanano dai riflettori e lasciano alle spalle anche i personaggi che interpretano. Proprio in questo, allora, si fonda l’inedita freschezza di un progetto come “Circus”: in questi fotogrammi di vita si percepisce un magnifico connubio tra il mondo della fotografia e quello dell’arte, poiché anch’essa si fonda sullo stupore, sulla magnificenza di un attimo, di un’istante in cui si scorge un movimento, una torsione del corpo o un’ombra che avvolge e definisce le forme del corpo o dell’anima più intima dell’essere umano. Appare allora chiaro quanto il circo possa diventare l’ambiente naturale in cui un fotografo possa esprimersi, riuscendo a catturare quella poesia di ombre e luci, ora forti ora soffuse, e a enfatizzare difetti e perfezioni di chi, durante la sua vita, può vivere più di una storia, di un ruolo o di un’esistenza. Il reportage, tuttavia, denuncia anche una verità difficile e figlia dei nostri tempi: la decadenza degli spettacoli circensi in favore degli effetti speciali di nuova generazione.

Sembrano questi, infatti, gli unici mezzi con cui l’uomo moderno possa ancora riuscire a stupirsi e rimanere incantato. In tutta questa tecnologia, però, sono le emozioni suscitate dai nostri simili a rimanere più autentiche, poiché in essi possiamo riconoscere la stessa umanità che ci accomuna e che ci riunisce, materialmente e fisicamente, sotto lo stesso tendone.


SCHEDA AUTORE
Emanuele Giacomini - Segui Emanuele su FB
Fotocamera: Canon EOS 6D
Obiettivo: Canon EF 24/70mm L

LINK
psychiatricircus.com
milano.mentelocale.it
YouTubem


Il reportage



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