Koh Pich o l’isola del Diamante

di Marylise Vigneau

In una piccola isola, a Phnom Penh, rampanti imprenditori e giovani sognanti si muovono tra complessi immobiliari di lusso e spazi eclettici

Koh Pich o l’isola del Diamante

di Marylise Vigneau
Testo a cura di Valeria Ferraro e Davide Braga

In una piccola isola, a Phnom Penh, rampanti imprenditori e giovani sognanti si muovono tra complessi immobiliari di lusso e spazi eclettici

“Perché è semplicemente impassabile!”. Alice: “Perché, non vuoi dire impossibile?”. Porta: “No, intendo impassabile (ridacchia). Niente è impossibile!”
Lewis Carroll

All’inizio c’era la sabbia. E molti castelli in aria, seppur ancora nascosti.

Koh Pich era un angolo bucolico vicino alla città, una meta per le passeggiate dei miei pomeriggi domenicali. Era spoglia, grezza, con un tratto di spiaggia molto esteso, dove potevo riflettere sulle ragioni per cui non desiderassi andare al mare.

Ma un po’ alla volta, col passare degli anni, le tessere composero finalmente un mosaico, ed era affascinante osservarlo. Uno dei primi personaggi arrivati sull’isola, proprio davanti al nuovissimo municipio di Koh Pich, fu il coniglio bianco con la sua valigetta piena di dollari. Ovviamente pensai subito ad Alice nel paese delle meraviglie, ma questa era una versione completamente distorta del personaggio. In Alice nel paese delle meraviglie portava un orologio, mentre quello di Koh Pich aveva i dollari. “Il tempo è denaro”….

Queste fotografie sono state scattate tra l’inizio del 2012 e marzo 2015, anche se la mia prima visita risale al 2009. Lontana, come un ricordo d’infanzia. Le prime strutture, come Elite Town, sembrano già superate se paragonate agli austeri edifici fabbricati su modello di quelli di Singapore, attualmente in costruzione. C’era un parco acquatico, fino a poco tempo fa, ora ne rimane solo l’ingresso, ormai fatiscente. Una rovina nuova di zecca.

Koh Pich potrebbe sembrare strana o eccessiva, in realtà è semplicemente lo specchio fedele del luogo verso il quale si sta incamminando la società. Può sembrare un luogo completamente artificiale, eppure esiste un misto di noncuranza e ingenuità che ritroviamo così spesso in questo angolo di mondo. Non è così strano come qualcuno può immaginare a prima vista, è solo meno ipocrita; la gente vuole divertirsi e fare soldi, punto.

Si potrebbe discutere a lungo sui nomi dati alle vie, come Elite Road, ad esempio. Oppure l’ultima cooperativa edilizia La Seine che, malgrado voglia richiamare il lusso e le luci di Parigi, ricorda anche gli ex-colonialisti. Potete trovare anche Harvard, Princeton o Yale Road, ed è inquietante immaginare che la maggior parte della gente non è consapevole dell’assoluta ironia di quei nomi.

Io non parlo Khmer, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensano le centinaia di operai di ciò che stanno costruendo.

L’isola è in un vicolo cieco, il parco divertimenti è in un vicolo cieco. Eppure esistono attimi di tenerezza, giovani amori, bambini che giocano. Una recente aggiunta ai tanti personaggi dell’isola, un maiale di cemento di ragguardevoli dimensioni, che potrebbe essere tanto una sorta di angelo custode quanto un perfido voyeur, potrà dirvi di più.


SCHEDA AUTORE
Marylise Vigneau - marylisevigneau.com
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