Malacarne

di Francesco Faraci

Le immagini tratte dal libro di Francesco ci portano nel cuore dei rioni popolari di Palermo. Un viaggio oltre il confine invisibile che divide la città in due, guidati dai sorrisi e dalla voglia di vivere dei bambini che ne animano strade e vicoli

Malacarne

Fotografie di Francesco Faraci
Intervista a cura di Amedeo Novelli

Le immagini tratte dal libro di Francesco ci portano nel cuore dei rioni popolari di Palermo. Un viaggio oltre il confine invisibile che divide la città in due, guidati dai sorrisi e dalla voglia di vivere dei bambini che ne animano strade e vicoli

Dopo più di tre anni di intenso lavoro, qualche mese fa è finalmente uscito Malacarne, il libro fotografico realizzato da Francesco Faraci per raccontare una città, Palermo, divisa al suo interno da confini invisibili. Confini sociali ed economici che Francesco ha provato a superare attraverso gli occhi e le vite dei bambini che abitano queste aree della città

Malacarne è un libro che dà un senso compiuto a quello che tecicamente, si chiama progetto di lungo termine. Vuoi spiegarci ora che questo percorso durato tre anni si è, almeno in parte, concluso come è nato e cosa rappresenta per te?

Malacarne è la strada maestra per il mio ritorno a casa, ad una realtà cui non credevo di appartenere e da cui volevo assolutamente scappare. Vivevo allora in un periodo di instabilità e d'incertezza assoluta, mi ero eclissato da ciò che mi ruotava intorno cercando uno spazio mio, dove poter riavvolgere i fili della mia vita e qualcosa, che chiamerei destino, mi ha fatto incontrare Nino. Questo ragazzo che, senza nemmeno conoscermi, mi chiese un passaggio in moto e nel tragitto prese a raccontarmi della sua vita fra i casermoni delle periferie pronunciando la frase che mi ha aperto un mondo, che mi ha fatto capire che altro da quella realtà era possibile: "io non farò la fine di tutti gli altri" - parlando per alcuni suoi amici che entravano ed uscivano dal carcere. Che poi era anche la mia, di realtà, quella in cui ero cresciuto. Ho preso a frequentare "i quartieri", piccoli mondi a se stanti, con le proprie regole. Le prime persone che mi hanno assalito sono stati i bambini, è stato naturale per me cominciare da li. Malacarne è molto più autobiografico di quel che sembra. E' stata una presa di coscienza, un modo per prendere possesso di me stesso. Non c'è nulla di pianificato nel mio modo di fotografare. Ho un'idea, dei pensieri che mi girano in testa, concetti a volte anche piuttosto confusi che prendono forma sulla strada. Mi piace, però, che sia la vita a sorprendermi.


Una delle prime cose che colpisce del tuo lavoro è l'amore per ciò che hai fotografato. Le tue foto sono vere e vive e ci offrono una soggettiva su di una parte della città spesso sconosciuta o invisibile ai più. Come sei riuscito a far accettare la presenza tua e delle tua macchina senza che questo impedisse ai tuoi soggetti di restare sé stessi come se nulla fosse?

All'inizio non è stato facile. Ho dovuto, anzi ho voluto, prima farmi accettare come membro della comunità. Non mi sono issato su un piedistallo, non ho giudicato nulla di quello che vedevo o che sentivo. Sono tornato anch'io bambino, questo mi ha permesso di vivere la loro vita, il loro quotidiano, senza influenzare la scena in alcun modo. E' il mio modo di lavorare, essere totalizzato. Entrare nel contesto, viverlo, assorbirne ogni umore. Non conosco altri metodi e nemmeno questo lo è. Non nego che questa domanda mi imbarazza sempre un po' perché la risposta può apparire quella di un presuntuoso: è un approccio naturale.


Il tuo lavoro, volente o nolente, tocca oltre che tradizioni per così dire popolari, anche problemi di carattere sociale. Le realtà in cui ti sei mosso e che racconti vive su un equilibrio sottile tra legalità e illegalità, tra tradizione e disagio sociale,tra passato e futro. Come vorresti la Palermo del futuro, con o senza i "malacarne"?

Qualcosa sta cambiando, a Palermo. E' difficile fare previsioni, però. Ci sono belle realtà, c'è "movimento" e molto bolle in pentola. Certe "modi d'essere" non moriranno mai, i "Malacarne" continueranno a esistere e su questo non c'è dubbio, staremo a vedere. La cosa importante è che ognuno prenda coscienza della situazione attuale e non si neghi ma anzi si apra ancora di più alla voglia di cambiare e di aggiustare le cose storte.


Nell'introduzione del tuo libro parli di confini invisibili ma tangibili, come quello che tracciava tuo padre con le sue raccomandazioni o quello di cui ti parla Nino, il ragazzo che ha inconsapevolmente dato il la al tuo progetto. Credi che prima o poi sarà possibile pensare a una sola Palermo o pensi che questa società per certi versi odiosa, fatta di classi sociali che sembrano caste possa prima o poi restare un ricordo anche grazie a lavori come il tuo?

Certo, è possibile ipotizzare che in futuro possa esistere una sola Palermo. Che si abbattano muri, pregiudizi, luoghi comuni. Non so se il mio lavoro può servire a qualcosa, non voglio fare l'eroe ne' ergermi a paladino di qualcosa o qualcuno. Faccio la mia parte, come posso. Descrivo Palermo, la mia terra, e se questo può far riflettere qualcuno, ben venga. Chi lo sa, lo vedremo in futuro. Continuo a credere che ogni cosa sia possibile se la si vuole veramente.


Malacarne, che è stato realizzato con il prezioso supporto della curatela di Benedetta Donato, è in vendita online sul sito di Crowdbooks al prezzo di 35 euro, spese di spedizione incluse


SCHEDA AUTORE
Francesco Faraci - francescofaraci.com
Fotocamera: -
Obiettivo: -

LINK
YouTube
lensculture.com


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