Touch ground

di Massimo Cristaldi

Nel 2013 circa 42.000 migranti hanno sfidato il mare per raggiungere l’Italia e l’Europa, soprattutto attraverso la Sicilia e nelle sue isole minori. Svariate migliaia di persone hanno fatto lo stesso percorso negli anni precedenti

Touch ground

Fotografie di Massimo Cristaldi
Testo a cura di Cosimo Calabrese

Nel 2013 circa 42.000 migranti hanno sfidato il mare per raggiungere l’Italia e l’Europa, soprattutto attraverso la Sicilia e nelle sue isole minori. Svariate migliaia di persone hanno fatto lo stesso percorso negli anni precedenti

In “Touch Ground” ho fotografato le spiagge, i porti, le scogliere, i luoghi dove, negli ultimi anni, sono sbarcati (o hanno tentato di arrivare) i migranti dal Nord Africa. E’ un progetto di ricognizione ed esplorazione su una terra e un suolo agognato, oggetto di speranze, di tragedie, di felicità, di delusioni e, a volte, di morte. Luoghi che di notte mi sono apparsi carichi di significati e in cui ho percepito assenze che mi hanno suggestionato, come d’altronde nel suo complesso ha fatto un flusso migratorio di dimensioni epiche. Si tratta quindi, ancora una volta, di un lavoro sui confini, in questo caso tra mare, terra e uomini. Paesaggi marini, eppure “luoghi del presente”, luoghi di storia contemporanea, teatri di avvenimenti tragici per alcuni, semplicemente “mare” per tutti noi.

La Metafora dei confini di Massimo Cristaldi
Viviamo in un tempo di cambiamenti accelerati. Una delle conseguenze involontarie della tecnologia e della globalizzazione è la progressiva perdita di meraviglia e di curiosità: mentre il Mondo si riduce a punti di familiarità e di uniformità, i nostri paesi, le città e i paesaggi suburbani si trasformano in un qualcosa di monotono e indifferenziato. La vita continua, certamente, ma nell’intento di trasformare questo continuum sfocato in qualcosa di più discernibile, ho bisogno di una fotografia. Ne ho bisogno per marcare un confine tra passato e futuro. Uno dei miei principali interessi è provare a rappresentare questo momento di transizione in cui il passato, anche quello più recente, si trasforma in metafora del presente. In questo modo una fotografia “fisica” diventa il primo passo nella mia “metafora dei confini”, che è, per l’appunto, il Tempo.

“Di notte, specie in quelle senza luna, la lavagna è nera. I gessetti variopinti sono rimpiazzati dal colore delle luci artificiali: lampade verdi agli ioduri, neon, luci alogene quasi completamente bianche. La combinazione di questi bagliori genera lampi di assoluto, in contrasto con l’assordante silenzio di uomini, animali e cose che dormono. La sensazione che si scatena mentre osservo la fotografia va oltre la mera osservazione. Un cane alla distanza, un camion che decelera e, con i fari, illumina la scena. Una luna che sorge all’orizzonte, una luce difficile da raccontare. È un palcoscenico. Un elettrizzante confronto tra le mie sensazioni interiori, il senso della storia che voglio raccontare e il posto in cui mi trovo; in una sequenza d’immagini della mente che dicono così poco in modo esplicito ma che, piuttosto, suggeriscono. Un documento che testimonia che qualcosa è accaduto. La storia di soldati e delle loro famiglie che dormono dietro un filo spinato e la lotta tra il buio e la luce. La storia di dove e come sono arrivati gli immigrati dall’Africa su un barcone. Le tante storie che nel buio si rilevano”.

La Fotografia può infondere mistero e ambiguità, parla ai confini del mondo visibile – gioca con l’intelligibilità del soggetto – e ispira chi guarda a trovare la sua propria chiave di lettura, e ad immergersi attraverso l’immagine in un mondo parallelo. Ecco un altro limite alla realtà che percepiamo. Confini, limiti, dualismi: positivo e negativo, buono e cattivo, zero e uno, passato e presente, vita e morte.

“E il bagliore diventa un UFO distante, appena atterrato o pronto a partire. Un neon illuminato, una barra di kryptonite. E il barcone è ancora lì ma non c’è più nessuno a bordo. In campagna, in spiaggia, nel luogo che mi circonda, al confine tra terra, cielo e mare, mentre tutti dormono, ostinatamente, continuo a guardare.”


SCHEDA AUTORE
Massimo Cristaldi - portfolio.massimocristaldi.com
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