Good morning, Ghana

di Gabriele Cecconi

Un Paese africano che oscilla fra crescita economica, relazioni postcoloniali e il rischio dell’instabilità politica. Un popolo, quello ghanese, che ricorda con amore il suo “padre” Kwame Nkrumah e che lotta quotidianamente per garantirsi un futuro migliore

Good morning, Ghana

di Gabriele Cecconi
Testo a cura di Stefano Pontiggia

Un Paese africano che oscilla fra crescita economica, relazioni postcoloniali e il rischio dell’instabilità politica. Un popolo, quello ghanese, che ricorda con amore il suo “padre” Kwame Nkrumah e che lotta quotidianamente per garantirsi un futuro migliore

Casualmente, come il noto reporter polacco Ryszard Kapuscinski anche il mio primo contatto con l'Africa è avvenuto tramite il Ghana, un Paese a me sconosciuto se non tramite le approfondite ricerche che ho cercato di realizzare dalla comoda scrivania di casa. Privo di contatti, mi sono ritrovato catapultato in un mondo ben diverso da quello prefigurato dalle varie statistiche che ero riuscito a recuperare. Economia in costante crescita, buoni servizi, livelli d'istruzione elevati per un paese del Terzo mondo, tutto vero, ma bisogna sempre considerare che ci si trova in Africa, un luogo che non può essere niente di più di quanto il nostro mondo gli permetta di essere. La realtà, molto spesso, risulta più cruda e "reale", si perdoni l'ossimoro, di quanto mille statistiche non cerchino di dire, soprattutto di un mondo lontano e distaccato. Il Ghana è un Paese fortemente contraddittorio, dove una tenera umanità si mescola con una crudezza quotidiana che tuttavia non intacca la dignità di un popolo che si riconosce orgogliosamente nei colori della propria bandiera. Ghana significa oltre ogni modo Kwame Nkrumah, e soltanto cercando di capire questa figura di così alto rilievo si può pensare di comprendere questo Paese. In ogni angolo, in ogni remoto spazio del Paese riecheggia il nome o la fotografia di uno dei più grandi leader africani del ‘900 che è stato in grado di unire il suo popolo e che, elaborando la celebre teoria del boicottaggio pacifico basata sulla tattica dell'attività costruttiva senza ricorso alla violenza, è riuscito non soltanto ad ottenere l'indipendenza (il primo Stato dell'Africa nera) ma anche a innestare il seme del pacifismo tra la sua gente. Questo ha permesso e permette al Ghana di rimanere uno Stato "tranquillo", un’eccezione singolare nel contesto geopolitico regionale dove la lotta tra gruppi etnici e i giochi di potere delle élite burocratiche spesso sono sfociati in sanguinose guerre civili. Nonostante le amare contraddizioni, nonostante un neo-colonialismo che imprigiona un serio sviluppo economico-sociale attraverso il controllo delle sue principali risorse, il Ghana resta un Paese colmo di speranza, dove ognuno lotta nel quotidiano per andare oltre le proprie possibilità non soltanto per un miglioramento delle proprie condizioni personali ma anche per tenere alto il nome della propria nazione, anche quando ciò significhi emigrare verso l'Europa, essendo quella Ghanese un’emigrazione volta molto spesso all'accumulo di capitale o competenze da spendere poi di nuovo all'interno del Paese. Ghana is a freedom country, ogni ghanese affermerà con orgoglio.


SCHEDA AUTORE
Gabriele Cecconi
Fotocamera: Nikon D700
Obiettivo: Nikkor 35mm f/2

LINK
internazionle.it
atlas.media.mit.edu
rsf.org
ghanaweb.com


Il reportage



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