Sangue nero

di Gaetano Fisicaro

Istantanee dalla Terra dei fuochi. Le immagini di Gaetano Fisicaro raccontano la storia di un crimine ambientale che si consuma da più di trent'anni

Sangue nero

Fotografie di Gaetano Fisicaro
Testo a cura di Davide Barbera e Giulio Di Meo

Istantanee dalla Terra dei fuochi. Le immagini di Gaetano Fisicaro raccontano la storia di un crimine ambientale che si consuma da più di trent'anni

"Ho smesso con la droga, adesso ho un altro affare. Rende di più e si rischia molto meno. Si chiama monnezza, dotto'... perché per noi la monnezza è oro". Furono queste le parole che il pentito Nunzio Perrella confidò nel dicembre del '92 a Franco Roberti, all'epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. Dal carcere di Vicenza il pentito fece luce sul disastro ambientale in atto sin dagli anni '80, con epicentro nelle province di Napoli e Caserta, dove la criminalità organizzata gestiva l'arrivo e lo smaltimento di rifiuti di ogni genere, da ogni angolo della penisola. Sempre nel '92, in seguito alle dichiarazioni di Perrella venne varata la cosiddetta operazione “Adelphi”, rivelatasi fondamentale per ottenere una prima mappatura dei soggetti coinvolti, sebbene conclusa con poche condanne e il mancato riconoscimento dell'articolo 416-bis (reato di associazione a delinquere di stampo mafioso). La Campania – una volta chiamata Felix – si riscopriva terra sfruttata, violata. Ribattezzata. «Pattumiera d’Italia» o Terra dei fuochi, secondo la definizione di Roberto Saviano nel suo “Gomorra”.

Il fenomeno criminoso del “dumping” ambientale (inquinamento da immissione) era già presente in Italia. È il caso delle cosiddette “navi dei veleni”, imbarcazioni fatte inabissare di proposito insieme ai loro carichi di rifiuti tossici, al largo del Mar Tirreno e del Mar Ionio. Sul finire degli anni '80, con le aperture delle prime inchieste sugli affondamenti sospetti, la Campania divenne il crocevia dello smaltimento illegale. Il quadro generato da un ventennio di indagini ci consegna i numeri di un vero e proprio assedio, con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce e 443 aziende coinvolte, in larga parte aventi sede legale al Centro e al Nord Italia. La cifra più sconvolgente rimane quella relativa alla quantità di rifiuti: 10 milioni di tonnellate, si stima più o meno 25 tonnellate per camion, per un totale di quasi mezzo milione di tir che da più di trent'anni scarica un mix micidiale di veleni nelle campagne del napoletano e del casertano. Un traffico che non può certo essere definito occulto, quanto piuttosto il risultato di una serie di connivenze e favoreggiamenti che lo hanno reso possibile. All'ombra del Vesuvio, in un territorio di 1700 km² che comprende 88 comuni e oltre due milioni e mezzo di abitanti, arriva letteralmente di tutto: melme oleose, pulper, fanghi dell’Acna (Azienda Coloranti Nazionali e Affini), rifiuti civili, rifiuti solidi, rifiuti liquidi speciali, rifiuti ospedalieri, oli esausti, fluff, batterie, acidi, fanghi umidi, ceneri da centrali Enel, percolati e fanghi liquidi, prodotti caseari, fanghi da concerie, fanghi industriali, rifiuti trattati, inerti da demolizioni, balle di stracci, rifiuti speciali urbani, idrocarburi pesanti, scorie d'alluminio, timbri, acque reflue industriali, acque reflue civili e molto altro. Veleni che vanno accumulandosi dovunque, nei campi agricoli – tanto in profondità da minacciare in maniera irreversibile la falda acquifera – e nelle aree abbandonate, ai bordi delle strade. Il triste preludio ai roghi, necessari a mistificare e cancellare le tracce degli sversamenti illeciti.

Le ricerche sui danni alla salute pubblica confermano il trend negativo documentando un eccesso di mortalità e ospedalizzazione nella popolazione residente, che “ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani”. Si osserva anche un'aumentata incidenza di patologie che colpiscono la fascia neonatale/adolescenziale: in età pediatrica (0-14 anni) si attesta un eccesso del 42% per i tumori del sistema nervoso centrale, che permane attenuandosi (29%), se si include l'età adolescenziale (0-19). Le immagini di Gaetano Fisicaro parlano chiaro e si spingono oltre i puntuali e rassicuranti giri di parole del governo di turno. Sono l'anatema di una terra offesa. Compongono l'inno alla giustizia di chi quella terra la abita e adesso stenta a intravedervi un futuro. Mostrano ciò che è sotto gli occhi di tutti: discariche abusive a un tiro di schioppo dai palazzi, il fumo nero e denso che si libra stagliandosi contro un cielo turchese, i rifiuti ammassati sotto gli svincoli autostradali. E mostrano uomini, donne e bambini, ora esercito in lotta durante una manifestazione, ora corpi giovani e già malati, a cui fanno da contraltare i putti di Raffaello che ornano le pareti di una camera da letto. La vita com'è e come dovrebbe essere. Altrove nel racconto, gli occhi di un volto inquadrato a metà fissano un punto alle nostre spalle e si perdono nel vuoto. Sullo sfondo, tra oggetti del vivere quotidiano, la speranza è affidata all'effigie di un santo. In questa immagine, che richiama alla mente una celebre icona di James Nacthwey, sta la sintesi dell'esistenza oltraggiata di un'intera regione.


La Terra dei fuochi brucia ancora nell'indifferenza di tutti

Angelo Mastrandrea

Nella Terra dei fuochi l’emergenza si è trasformata in uno stato di fatto che ormai impressiona pochi. Il sistema degli sversamenti è rimasto quello di prima: la forestale ha censito 52 “buche” in cui sono stati interrati rifiuti tossici, in genere scarti di grandi industrie, ma nessuno tira fuori i soldi per bonificarle. Persino le poche aree ripulite rischiano di tornare come prima, se non vengono riconvertite e rimangono consegnate all’incuria

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudini o scarsa coscienza civica.

“Le gomme delle auto sono abbandonate dagli autodemolitori e non dai gommisti, ce ne accorgiamo dal modo in cui sono tagliate. Vuol dire che si tratta degli scarti di un sistema di riciclaggio di automobili, che vengono smontate e almeno in parte rottamate”, spiega Enzo Tosti, un operatore sociosanitario che da anni setaccia ogni palmo del territorio ed è convinto che, per capire di cosa si sta parlando, la monnezza va osservata da vicino, esaminata scarto per scarto. Da buon entomologo della monnezza, da anni setaccia le discariche abusive.



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Gaetano Fisicaro - gaetanofisicaro.it
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