Quasi 6

di Luca Brentari

Il funerale di una ragazza di poco più di vent'anni, madre di due bimbi, morta di tubercolosi in Costa d'Avorio, è lo spunto per parlare delle malattie epidemiche che continuano a fare vittime nei Paesi in via di sviluppo

Quasi 6

Fotografie di Luca Brentari
Testo a cura di Stefano Pontiggia

Il funerale di una ragazza di poco più di vent'anni, madre di due bimbi, morta di tubercolosi in Costa d'Avorio, è lo spunto per parlare delle malattie epidemiche che continuano a fare vittime nei Paesi in via di sviluppo

Costa d’Avorio, Ayamè, 2015. Lei è Rashida, poco più che ventenne, sposa e madre di due figli di 6 e 3 anni, arrivò in ospedale già in condizioni precarie dopo aver atteso troppo tempo a casa. Le complicanze polmonari che erano insorte e che si successivamente aggravate non le avevano dato scampo. Diagnosi: tubercolosi. Purtroppo non è difficile imbattersi in un funerale nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto se si frequentano le aree rurali. Cercai le prime informazioni e ottenni di poter fotografare la cerimonia; successivamente approfondii il discorso con la direttrice della Onlus, Emily Massignan, infermiera italiana che da molti anni collabora con l'ospedale di Ayamé.

Non conoscevo direttamente Rashida; avevo invece avuto un fugace incontro con il marito che lavorava nella Onlus per la quale stavo realizzando una valutazione relativamente all'avvio di un progetto per la creazione di una cooperativa agricola di sole donne.

Rashida iniziò a manifestare i primi sintomi senza recarsi in ospedale, attendendo probabilmente una guarigione spontanea. Secondo la direttrice della Onlus il marito, aspettando troppo a casa, aveva portato la moglie in ospedale quando la situazione risultava troppo grave; le limitatezze dell'ospedale di Ayamè non furono in grado di salvarle la vita.

Il funerale fu celebrato secondo rito cristiano in uno spazio coperto all'esterno dell'ospedale di Ayamé. Al funerale partecipano parenti, amici, colleghi, il marito e i due figli, benedetti all'inizio della cerimonia dal sacerdote vestito in abiti civili. Il marito, nel frattempo, era consolato dagli amici. Alla predica si susseguirono intervalli musicali fatti di canti accompagnati da due percussionisti. Prima di caricare il feretro sul carro funebre, parenti e amici versarono del rum ai piedi della bara, lo stesso rum con cui avrebbero brindato alla fine della sepoltura in ricordo della defunta. Il corpo fu sepolto nella foresta a pochi chilometri dall'abitato di Ayamè.

La bara fu calata e il sacerdote gettò una manciata di terra nella buca. Non c’era traccia di fiori. Qualcuno spezzò dei rami nella foresta e li piantò agli angoli della buca. Gli uomini rimasero al termine della funzione, dopo che le ultime donne se n’erano andate; salutarono Rashida bevendo rum e ricordandola. Pochi minuti dopo stavamo tornando ad Ayamé. Era un primo pomeriggio e il sole era soffocante.


SCHEDA AUTORE
Luca Brentari
Fotocamera: Nikon D800
Obiettivo: Nikkor 24-70 f/2,8G ED AF-S

LINK
WHO - Report 2015
WHO - Costa d'Avorio
WHO - Africa


Il reportage



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