Letizia. Storie di vita non viste

di Danilo Garcia di Meo

Questa è la storia di Letizia, una donna forte, vitale e di grande determinazione. Una storia di vita non vista, che attraverso le foto di Danilo Garcia Di Meo diventa speciale e indimenticabile per ognuno di noi

Letizia. Storie di vita non viste

Fotografie di Danilo Garcia di Meo
Testo a cura di Matilde Castagna

Questa è la storia di Letizia, una donna forte, vitale e di grande determinazione. Una storia di vita non vista, che attraverso le foto di Danilo Garcia Di Meo diventa speciale e indimenticabile per ognuno di noi

Quando Letizia nasce trentadue anni fa in provincia di Lecce, la mancanza di ossigeno durante il parto le induce la paralisi cerebrale, con una tetra paresi spastica permanente. Ai suoi cinque anni di vita, i genitori decidono di trasferirsi a Monterotondo, vicino Roma, perché possa ricevere cure all’avanguardia ed è qui che Letizia frequenterà le scuole superiori e si appassionerà di computer. “Mi sono diplomata come tecnico per il turismo” racconta “a scuola avevo delle belle amicizie, i miei compagni mi stavano vicini e mi aiutavano”.

La carrozzina le è indispensabile, non riesce a parlare e la parte del corpo che riesce meglio a controllare è la testa: è con questa che impara a muovere dei sensori per entrare in contatto con il resto del mondo. “Non è stato sempre facile comunicare, soprattutto con coloro che non capivano la mia lingua, che è fatta di sguardi e cenni del capo. Molti rinunciavano a comprendermi”. Fino a quando Letizia approda al Centro Diurno Socio Educativo per persone con disabilità del territorio, dove lavora oggi nella segreteria sociale. “Con i miei colleghi abbiamo costruito un bel gruppo, nel quale ognuno rispetta i tempi dell’altro”.

Letizia desidera che la sua storia diventi uno stimolo e uno spunto di riflessione “per aiutare coloro che non riuscivano a parlare come me. Si è iniziato ad introdurre l’e-tran, un pannello che amplifica le possibilità di comunicazione sfruttando il movimento degli occhi”. Prima di questo si procedeva per tentativi, dovendo interpretare il suo sguardo. Adesso Letizia può comunicare con forza il suo pensiero e la qualità della sua vita è in continua evoluzione. Spesso la persona disabile finisce con l’essere identificata con la sua stessa disabilità e Letizia è la dimostrazione di questa cecità sociale; è una giovane donna che vive la vita al massimo, facendo tutto ciò che le è concesso, andando spesso oltre l’impossibile.


Basta discriminare i disabili gravi

a cura della redazione

Elena Improta (Gruppo Misto del secondo municipio di Roma) madre di un ragazzo con tetraparesi spastica, in sciopero della fame per chiedere una norma che obblighi i centri diurni pubblici ad accogliere un numero minimo di persone ad alto carico assistenziale. L'impegno della Regione

"Questa non è solo una protesta per mio figlio, ma una battaglia sociale e politica perché questo sistema non è più sostenibile, non dà pari diritti e dignità a tutti i disabili": Elena Improta, consigliera del Gruppo Misto nel secondo municipio di Roma, per quattro giorni è stata in sciopero della fame - con la solidarietà di diverse associazioni tra cui Fish Onlus (Federazione Italiana Superamento Handicap) - per chiedere al commissario ad acta del servizio sanitario del Lazio Nicola Zingaretti, una deroga alla normativa regionale che regolamenta i centri diurni ex articolo 26 della legge 833/78. La richiesta è che ogni struttura accreditata si faccia carico di 2 o 3 persone con disabilità ad alto carico assistenziale 1:1, ovvero con necessità di un operatore fisso h24. "Dopo il carico emotivo, tutti i rifiuti e le spese che come genitori siamo obbligati a sopportare - afferma Improta - non possiamo accettare che i centri diurni, rimborsati dal servizio sanitario nazionale possano permettersi di scegliere quali persone con disabilità seguire e quali no".

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SCHEDA AUTORE
Danilo Garcia di Meo - danilogarciadimeo.com
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Obiettivo: -

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Il reportage



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