Hotel Plaza

di Giorgos Christakis

Un’esperienza di vita comune, un’accoglienza che va oltre la semplice assistenza, questo è l’Hotel Plaza di Atene, una casa per oltre 400 migranti e profughi, bloccati nella capitale greca dopo la chiusura delle frontiere

Hotel Plaza

Fotografie di Giorgos Christakis
Testo a cura di Andrea Mancuso

Un’esperienza di vita comune, un’accoglienza che va oltre la semplice assistenza, questo è l’Hotel Plaza di Atene, una casa per oltre 400 migranti e profughi, bloccati nella capitale greca dopo la chiusura delle frontiere

L’insegna viola tirata a lucido si staglia pigramente sopra la porta d’ingresso, in attesa di illuminarsi nelle ore notturne, alzando lo sguardo al di là di essa i panni stesi ordinatamente al sole ornano i davanzali come fossero vasi di fiori, dando una nota di colore alla facciata altrimenti anonima dell’edificio. Dopo quasi sei anni di abbandono, l’Hotel Plaza ha ricominciato a vivere. Il 22 aprile scorso è stato occupato da un gruppo di attivisti greci e profughi, con l’obiettivo di creare un progetto politico gestito insieme agli stessi migranti, in risposta all’inefficienza degli stati europei nella gestione della crisi migratoria. “Cercavamo un palazzo nel centro di Atene nel quale non ci fosse nessun tipo di attività economica e che avesse le infrastrutture necessarie. Inoltre l'Hotel Plaza è vicino a piazza Victoria che è stato il centro dei nostri interventi già dall’autunno scorso”. L'iniziativa nasce dal comitato solidale ai rifugiati politici ed economici, composto da quattro organizzazioni di sinistra e anarchiche, che avevano già partecipato alle lotte dei migranti, in seguito hanno aderito anche altre realtà e singoli cittadini dalla Grecia e dall’estero.

L’hotel ha circa 100 stanze nelle quali abitano 400 rifugiati provenienti dalla Siria, Iran, Afghanistan, Iraq, Pakistan, Ghana, Palestina e Kurdistan. Di questi la metà sono bambini, effetto del criterio sociale adottato nella scelta degli occupanti, grazie al quale viene data priorità ai gruppi più vulnerabili, come famiglie con minori, donne sole, casi di disabilità o malattie croniche. La struttura ospita un ambulatorio dove medici volontari prestano la loro opera. Vengono organizzati corsi di greco per gli adulti e di sostegno per i bambini che frequentano le scuole greche oltre alle varie attività di svago come ad esempio corsi di disegno e di yoga. Vengono anche offerte consulenze legali di tipo basilare, grazie a un team composto da avvocati ed esperti di diritti umani, che si occupa di informare, assistere e istruire i migranti sulle interviste per le richieste di asilo, di ricongiungimento familiare e di ricollocamento.

“La filosofia di questa impresa si basa sulla cooperazione per far fronte ai bisogni di tutti i giorni”. Gli occupanti si dividono in gruppi per i turni in cucina, per la distribuzione del cibo, dove vengono offerti circa 900 pasti al giorno, di cui almeno 600 caldi. Una volta alla settimana si tiene nell’albergo un’assemblea plenaria a cui partecipano i profughi, gli attivisti e tutti coloro che vogliono dare una mano. Vengono valorizzate le competenze di ciascuno, ad esempio chi nel proprio paese d’origine era un professore, partecipa attivamente all’insegnamento a scuola. Per quanto riguarda il lato economico non avendo finanziamenti statali o provenienti da organizzazioni non governative, la maggior parte dei beni, stoccati nel magazzino sul retro, arriva da donazioni private o crowdfunding. I medicinali, invece, vengono donati dalle cliniche sociali e dalle farmacie.

All’esterno i rapporti con il quartiere erano inizialmente freddi, le persone guardavano con diffidenza l’attività dell’albergo. Col passare del tempo, questo sentimento è scemato, creando una convivenza pacifica e una comunione di intenti che ha portato spesso le persone del quartiere ad essere parte attiva del progetto, anche solo donando beni di prima necessità. “Godendo dell’accettazione sociale, siamo fiduciosi anche davanti ad un possibile sgombero, perché crediamo in una reazione da parte delle persone”. Con l'occupazione dell’Hotel Plaza, non si vuole semplicemente dare il “benvenuto” all’arrivo dei rifugiati, ma ci si propone di superare le logiche di mera emergenzialità costruendo nuove pratiche di vita comune.


SCHEDA AUTORE
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Fotocamera: Canon EOS 6D
Obiettivo: Canon EF 16-35 f 2.8 II

LINK
globalvoices.org
dinamopress.it


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