Calais

di Mara Scampoli e Mattia Alunni Cardinali

Calais è sulla costa settentrionale della Francia: dal suo porto partono gran parte dei traghetti per il Regno Unito e dal 1994 i treni che percorrono il tunnel della Manica. Per la sua posizione privilegiata, è diventata la sede di uno dei più grandi campi di migranti d’Europa

Calais

Fotografie e testi di Mara Scampoli e Mattia Alunni Cardinali
A cura di Veronica Molese

Calais è sulla costa settentrionale della Francia: dal suo porto partono gran parte dei traghetti per il Regno Unito e dal 1994 i treni che percorrono il tunnel della Manica. Per la sua posizione privilegiata, è diventata la sede di uno dei più grandi campi di migranti d’Europa

Mentre il sole tramonta dietro la Gran Bretagna, una sottile e sbiadita ombra che fa capolino lungo la linea dell'orizzonte, sulla spiaggia gli ultimi bagnanti si affrettano a raccogliere le loro cose per andare a godersi la loro razione quotidiana di moules, le cozze, in uno dei tipici ristoranti sul lungomare. Il vento che viene dal mare spazza senza tregua la larga distesa di silicio, che si estende a perdita d'occhio lungo il litorale francese. Per chi arriva dal Regno Unito, l'importanza della situazione è palese all'uscita degli arrivi dei traghetti, percorrendo il labirinto di asfalto che conduce fuori dal porto. La nuovissima e candida recinzione, alta quattro metri e sormontata da filo spinato, non abbandona mai la cornice del finestrino dell'auto, mentre, di tanto in tanto, poliziotti armati e in assetto antisommossa sfilano veloci ai lati della strada.

Nell'ultimo decennio, infatti, Calais è diventata punto di arrivo anche per un altro tipo di viaggiatori: i migranti. Raggiungere la “Jungle”, verso la periferia cittadina, non è difficile. Anche se non ne conosci l'esatta collocazione, basta dirigersi verso la zona industriale delle Dunes e seguire il flusso che ogni giorno percorre il lunghissimo viale, che la collega a Calais. Se chiedi a qualcuno dove si trova il campo, molto probabilmente ti ci accompagnerà in cambio di un'amichevole chiacchierata. Sono i primi di agosto 2016, la demolizione della parte sud da parte delle autorità francesi è ancora un'ombra scura che fa fatica a levarsi dai volti delle persone. L'autostrada sembra svolgere il compito di cinta muraria, difficile capire a favore di quale agglomerato, mentre la strada che vi passa sotto segna l'ingresso ufficiale alla tendopoli. Vista dall'alto la Jungle è un mosaico di teli di plastica colorati di un'estensione impensabile, che cresce di giorno in giorno. Come ci raccontano al Welcome Caravan, punto di accoglienza gestito dall' Auberge Des Migrants, ONG francese che svolge importante ruolo di coordinamento e di gestione, i volontari accolgono quotidianamente decine di persone alle quali offrono un primo aiuto fornendo tende, sacchi a pelo e generi di prima necessità. Nonostante lo sgombero forzato della zona sud il 29 Febbraio, affidato a una compagnia privata e sorvegliato dai reparti speciali della polizia francese, e nonostante le continue minacce di smantellamento, il numero di immigrati che ogni giorno arrivano è in costante aumento. L'ultimo censimento di agosto dell’Help Refugees, una delle principali ONG attive e con sede nel campo, presenta numeri impressionanti: sarebbero 9.106 le persone che al momento abitano nella Jungle.

Dati che testimoniano come la popolazione sia cresciuta del 29% dai primi di luglio: una media di 500 arrivi a settimana, circa 70 persone al giorno, per il 70% provenienti dal Sudan e dall'Afghanistan, con 865 minorenni, di cui 675 non accompagnati. Il più giovane di loro ha appena 8 anni. E a seguito dello sgombero, 129 di loro, a oggi, risultano dispersi.

Camminando per le vie della bidonville, saltano subito all'occhio l'enormità dello spazio occupato e del numero di persone che vi abita e la vita che vi scorre dentro e la capacità organizzativa di migranti e associazioni, che hanno trasformato il posto in un agglomerato di strutture minimamente vivibile.

Vi è un grande fermento e i vari luoghi gestiti dalle associazioni sono stati deputati alle più diverse attività: dalla distribuzione del cibo e dei vestiti alle attività scolastiche, molto richieste dagli abitanti del campo. Ci sono poi ristoranti e negozi, fulcro della vita sociale: una via di mezzo tra grandi tende e baracche, decorate e arredate secondo le usanze dei paesi di provenienza dei loro proprietari, luoghi unici e caratteristici. Luoghi di aggregazione e socializzazione fondamentali per tutti i rifugiati, dove ricevere le ultime notizie dal proprio paese, attraverso la TV satellitare, ricaricare il cellulare, indispensabile per contattare le proprie famiglie a migliaia di chilometri di distanza, o avere un pasto caldo e un luogo dove dormire in attesa di una tenda. Molte di queste strutture hanno anche finalità di sostegno alla popolazione più giovane, come il Kids Cafè nella Jungle Books Library, un'iniziativa gestita dall'insegnante inglese Mary Jones e finanziata esclusivamente con le donazioni. Un posto dove i minori non accompagnati possono passare il loro tempo in compagnia di coetanei e avere, sotto la supervisione dei volontari, pasti caldi, frequentare lezioni di inglese o francese, giocare, guardare la TV e ascoltare musica. Una vera e propria àncora di salvezza per i ragazzi, spesso mandati in Europa dalle proprie famiglie, che vendono tutto, pur di garantire loro un futuro e di evitare che vengano reclutati tra le file dell'Is o che rimangano vittime della guerra civile.

Le piccole attività autogestite, che offrono anche ai volontari un posto dove potersi rilassare un po', bevendo del thè o gustando cibi etnici, sono state al centro di un'importante battaglia civile. L'amministrazione di Calais-Pas Du Nord, infatti, contemporaneamente allo sgombero, aveva decretato anche la loro chiusura, giustificandola con la mancanza dei requisiti igienico-sanitari e delle altre autorizzazioni necessarie. Dopo una mobilitazione delle ONG operanti in loco a sostegno dell'importante funzione sociale che questi luoghi svolgono, è stato presentato ricorso presso il tribunale di Lille, che l’11 agosto ha accolto l'appello decretando l'illegittimità della loro chiusura. La Corte ne ha riconosciuto la valenza sociale, sottolineando l’impossibilità di richiedere l'adeguamento dei criteri di idoneità in un contesto in cui i rifugiati vivono in condizioni di totale precarietà e senza i requisiti igienico-sanitari fondamentali.

La condizione dei minori è sotto i riflettori dei media internazionali da diverso tempo. Nel Regno Unito è diventata ormai oggetto di battaglia politica, spesso andando in contrasto con gli accordi di Dublino stipulati proprio in favore delle persone richiedenti asilo tramite il ricongiungimento familiare. Da poco è stato approvato l'emendamento alla legge sull'immigrazione, proposto dal laburista Lord Alfred Dubs, che prevede l'accoglienza dei minori profughi provenienti dai campi europei, sebbene i numeri riguardanti questi accordi restino ancora un'incognita. Nel frattempo, le ONG hanno organizzato diversi centri e percorsi per la registrazione, la tutela, l'educazione e lo svago dei giovani richiedenti asilo.

Una struttura fra le più attive è L'école laique du chemin des dunes, costruita dal rifugiato nigeriano Zimako Jones, in collaborazione con l'ONG Solidarité laïque, in attesa che gli Stati europei garantiscano i diritti sanciti dalle convenzioni internazionali. La scuola è composta da due classi, una infermeria, una sala riunioni, uno spazio giochi, una cucina e diversi spazi dove alloggiano gli insegnanti volontari, alcuni di loro stabilmente a fianco di Zimako, mentre un numero variabile si avvicenda tra corsi di alfabetizzazione di vario livello e attività ricreative sia per adulti che per bambini. Ogni giorno, dalla mattina alla sera, bambini e ragazzi di tutte le età frequentano le lezioni e le attività ricreative organizzate. C’è però preoccupazione per il futuro della scuola e dei suoi alunni. Da tempo, infatti, gira voce che le autorità francesi vogliano sgomberare anche la parte nord del campo. In più la polizia è sempre nei paraggi, controllando che i negozi e i ristoranti siano chiusi, non aiutando a tranquillizzare la situazione.

Proprio nella parte più a nord del campo, Refugee Youth Service gestisce diverse attività per ragazzi tra i 12 e i 18 anni, una larga parte della popolazione. E’ l'unico centro nel quale, con il supporto di Medici Senza Frontiere, vengono effettuate anche attività di supporto legale e psico-sociale per chi ne ha bisogno. Gli operatori confermano l'altissimo numero di minori rifugiati, con o senza accompagnamento, e l’impotenza dell'amministrazione francese nel non riuscire a far fronte alle esigenze di tutela.

Per la popolazione femminile bisogna partire dalla valutazione delle cifre: le donne rappresentano solo il 10% della popolazione del campo, e, insieme ai bambini, ne costituiscono la fascia più vulnerabile. A parte coloro che vivono in famiglia, molte sono arrivate da sole e al momento vengono ospitate in una struttura protetta chiamata Jules Ferry Centre, che accoglie in media 2.400 persone al giorno, offrendo rifugio sicuro giorno e notte a circa 400 donne e bambini.

Calais Women & Children's Centre è invece un'associazione autonoma che gestisce attività per le madri e i loro bambini all'interno di un bus a due piani, il cui ingresso è strettamente riservato alle donne. Nel piano inferiore è stato allestito uno spazio di incontro, di dialogo e di svolgimento di attività quotidiane, come il cucito e la cura personale; mentre al piano superiore le volontarie accolgono i bambini, cui sono dedicate attività scolastiche, ricreative e di socializzazione, garantendo così un ambiente sicuro e accogliente dove potersi distrarre dalla difficile condizione in cui si trovano. Ogni settimana viene inoltre organizzata una giornata dedicata esclusivamente alla donna, con parrucchiera e tatuatrice hennè, per il sostegno al morale, alla identità e alla dignità personale. Tutto è iniziato circa un anno fa, grazie alle donazioni, come un centro di distribuzione di beni e uno spazio per bambini, gestito da due differenti organizzazioni. Poi, dopo lo sgombero, gli sforzi delle due associazioni sono stati uniti e ora il centro è aperto tutti i giorni e offre servizi fondamentali per le persone che lo frequentano. La responsabile del centro, Liz Clegg, cura inoltre l'accoglienza dei rifugiati, che nel frattempo riescono ad arrivare in Inghilterra. Molti di loro una volta entrati, vengono infatti mandati a Birmingham e accolti da Liz, che insieme al suo gruppo fornisce servizi a supporto del loro inserimento nella comunità locale.

Il servizio fotografico è stato realizzato tra l'8 e il 12 Agosto 2016. Nei giorni seguenti, il Ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve dichiara di voler smantellare al più presto il resto della Jungle, creando altri alloggi e centri d'accoglienza dove trasferire i rifugiati. La sua visita a Calais avviene dopo tre giorni dal blocco dell'autostrada che conduce al porto, a opera di commercianti locali, personale del porto, camionisti e agricoltori contrari alla permanenza del campo. Le dichiarazioni del Ministro Cazeneuve seguono quelle del candidato alla presidenza Nicolas Sarkozy, che ha proposto al primo ministro inglese Theresa May di trasferire la Jungle oltre Manica. La proposta, probabilmente una mera provocazione, ha avuto in risposta un secco no, accompagnato dalla precisazione che era stato proprio lo stesso Sarkozy nel 2003, come Ministro degli Affari Interni per il governo Chirac, a firmare il trattato bilaterale Le Touquet tra Francia e Regno Unito, per il quale le forze dell’ordine di entrambi i paesi possono effettuare controlli frontalieri sia a Calais, sul lato francese del Canale della Manica, sia a Dover, sul lato inglese.

“Ad oggi, chiedere lo smantellamento del campo vorrebbe dire peggiorare la situazione invece che risolvere problemi”. Lettera aperta al governo francese di François Guennoc di Auberge des Migrants.


SCHEDA AUTORE
Mara Scampoli - marascampoli.com
Fotocamera: Nikon D700
Obiettivo: Nikkor 24-120 f/3.5-5.6
Mattia Alunni Cardinali - mattimages.com
Fotocamera: Canon 7D
Obiettivo: Canon 18-135 f3.5 IS

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