Ritorno. Questa terra era casa

di Patrizia Fagiani

Ogni anno, ebrei ultra-ortodossi provenienti da tutto il mondo si recano in pellegrinaggio nel sud est della Polonia per pregare sulla tomba dei propri santi, nell’anniversario della loro morte. Come, fino alla seconda guerra mondiale, facevano i loro antenati, per cui questa terra era casa

Ritorno. Questa terra era casa

di Patrizia Fagiani

Ogni anno, ebrei ultra-ortodossi provenienti da tutto il mondo si recano in pellegrinaggio nel sud est della Polonia per pregare sulla tomba dei propri santi, nell’anniversario della loro morte. Come, fino alla seconda guerra mondiale, facevano i loro antenati, per cui questa terra era casa

Al mio arrivo a Leżajsk (in Yiddish Lizhensk), i preparativi sono già quasi terminati e la via Górna comincia lentamente ad animarsi. I tendoni sono montati e già i primi pellegrini vi si ritrovano per le preghiere mattutine e per lo studio della parola. Dalle cucine, un andirivieni di pentoloni di cibo kosher destinati alle due mense, quella per gli uomini e quella per le donne, separate e lontane. Sul fondo, dietro i tendoni bianchi, la piccola collina dove si trovano il cimitero ebraico e l’ohel, l’edificio che contiene la tomba dello tzadik Elimelech Weissblum, o Elimelech di Lizhensk, uno dei fondatori del chassidismo, movimento all’interno dell’ebraismo ortodosso, che qui morì nel 1787. Una manciata di alberi spogli e le loro ombre lunghe circondano e proteggono questo luogo sacro.

Nel giro di poche ore, autobus affollati che collegano questo piccolo villaggio della Polonia sud-orientale con gli aeroporti vicini, e da lì con Canada, Stati Uniti, Israele, altri paesi d’Europa, Ucraina riversano nella via Górna migliaia di pellegrini ultra-ortodossi. A causa della scarsità di alloggio nelle vicinanze, la maggior parte di loro deve avvicendarsi rapidamente per lasciare posto ad altri e gli autobus partono ed arrivano in continuazione. Vengono per pregare lo tzadik, il santo, l’uomo saggio, nell’anniversario della sua morte. Secondo la tradizione chassidica, in questa data lo tzadik diventa un intermediario tra gli uomini e il cielo. Attraverso di lui l’energia divina raggiunge la terra, e attraverso di lui le preghiere e le richieste dei fedeli possono raggiungere il cielo. I pellegrini scrivono le proprie richieste e le proprie preghiere su bigliettini di carta. Man mano che gli uomini si avvicendano davanti alla tomba dello tzadik, i biglietti si accumulano sopra di essa. Chiedono di salute, di affari, di amore, di fede. Le donne scostano discretamente la pesante tenda di velluto che separa la zona di preghiera loro riservata da quella riservata agli uomini e affidano il proprio biglietto alla mano di un uomo, che lo lasci sulla tomba per loro.

La via Górna brulica ormai di pellegrini. Dentro e intorno all’ohel, il brusio sommesso delle preghiere non si interrompe mai, le candele sono sempre accese e l’aria si fa densa. Intorno ai tendoni, la frenesia degli incontri, degli arrivi, delle partenze, dei libri sacri, dei pentoloni di cibo, del megafono che diffonde musica senza sosta. Si prega insieme, si mangia insieme. Alla fine, si danza insieme intorno al fuoco. Come a Leżajsk, come a Lelów, pellegrinaggi di ebrei ultra-ortodossi sulle tombe degli tzadik avvengono in molti altri villaggi dell’antica Galizia, regione storica che occupava un’ampia area intorno all’attuale confine tra Polonia e Ucraina. Dalla fine del XVIII secolo, il movimento chassidico, nato dall’insegnamento di Baal Shem Tov, si diffuse in tutto il territorio dell’Europea centro-orientale, e particolarmente nell’area della Galizia.

Camminare oggi per via Górna è un viaggio indietro nel tempo. Prima della seconda guerra mondiale, questa via e le strade del villaggio risuonavano quotidianamente degli stessi passi, delle preghiere, della musica, dei balli degli ebrei chassidici, che qui costituivano la minoranza più consistente della popolazione. Per loro, questa terra era patria. Nel 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, a Leżajsk si contavano 1896 ebrei, circa il 30% della popolazione residente, che conducevano la maggior parte delle attività commerciali del villaggio. Il resto della popolazione era formato da polacchi (romano-cattolici) e da ucraini (greco-cattolici). Un crogiuolo di lingue, nazioni e religioni che non era raro incontrare nella Galizia di prima della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1944, dopo l’occupazione nazista e l’olocausto, a Leżajsk tornarono solamente 33 ebrei. In tutta l’area, la comunità ultra-ortodossa era praticamente estinta.


SCHEDA AUTORE
Patrizia Fagiani www.patriziafagiani.eu
Fotocamera: Nikon D700
Obiettivo: Nikon 28mm f 1.8

LINK
sztetl.org.pl
bbc.co.uk


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