Una famiglia di sangue e sudore

di Marco Sacco

In una storica palestra di Bari il maestro Renzo Tagliente, una vita passata a bordo ring, continua il suo lavoro di scopritore di talenti e di allenatore dei futuri campioni di Muay Thai

Una famiglia di sangue e sudore

Fotografie di Marco Sacco
Testo a cura di Stefano Pontiggia

In una storica palestra di Bari il maestro Renzo Tagliente, una vita passata a bordo ring, continua il suo lavoro di scopritore di talenti e di allenatore dei futuri campioni di Muay Thai

La chiamano “la scienza degli otto arti” perché consente ai fighter di utilizzare sia combinazioni di pugni, calci, gomitate e ginocchiate sia tecniche di clinch. La Muay Thai – มวยไทย – è uno sport da combattimento a contatto pieno che trae le sue origini dalla Mae Mai Muay Thai (Muay Boran). Il fascino di questo sport è rappresentato infatti dalle infinite possibilità di attacco, le quali attraverso un moderno e sapiente sistema metodologico aggiungono alle antiche tecniche i più efficienti ed attuali stili di combattimento. A Bari, nella storica palestra Kanku Dai, il maestro Tagliente ha insegnato a centinaia di giovani questa nobile arte. La sua dedizione, unitamente alla cura riposta negli allievi, ha dato vita ad un team che annovera fighter talentuosi del calibro di Amoruso, Valeriano e Cascella oltre a nuove giovani promesse. Renzo Tagliente non è solo “l’istruttore”, ma il maestro nell’accezione più ampia del termine. In un mondo, quello degli sport da combattimento, dove la spettacolarizzazione è estrema, basata esclusivamente sul lato “offensivo” dell’arte marziale, la scuola barese ha saputo superare questa superficiale visione della Muay Thai dimostrando sul campo la propria validità. C'è il fascino della perseveranza del maestro Tagliente, c'è una commistione di sacrificio e ostinata determinazione negli atleti Claudio Amoruso, Andrea Valeriano e Lorenzo Cascella. Una storia di sangue e sudore che fonda le basi sulla passione, sull'amicizia, sul rispetto. Li ho visti aiutarsi l'un l'altro in palestra, condividere la stessa pizza con l'avversario battuto poco prima sul ring, guardare al maestro come a un padre. «Durante un combattimento tutto può cambiare da un momento all'altro. È come giocare a scacchi. Un colpo sbagliato rischia di compromettere tutto ciò che si è fatto sino a quel momento» afferma Amoruso. Salire sul ring non è mai facile, è un mix di emozioni forti: paura di fallire, coraggio, voglia di vincere. La tensione è molto alta fin dai momenti preparatori negli spogliatoi. Il tempo scorre veloce tra i massaggi a base di olio canforato e i consigli dei compagni; nel diffuso odore balsamico, caratteristico dei luoghi dove si pratica la Muay Thai, hanno inizio i rituali del combattente pronto a salire sul ring. Il maestro e l’allievo dedicano gli ultimi minuti alla concentrazione mentale, condizione necessaria per raggiungere l’equilibrio prima di affrontare l’avversario. Negli stessi minuti il maestro lega il Mongkhol e il Prajiat, amuleti tradizionali propiziatori. Da questo momento in poi è un’escalation di emozioni: percorrere il corridoio che porta al ring, salirci e danzare il rituale della Wai Kru. E poi solo il match. Con Renzo presente, il primo a condividere gioie e dolori, sempre pronto a raccogliere la soddisfazione di aver preparato i “suoi ragazzi”; compiacimento che supera ogni esito e sviluppatosi giorno dopo giorno tra le botte ricevute, necessarie alla rigorosa preparazione di ogni atleta. Tutti insieme, come una famiglia.


Boxe thailandese: pugni e tradizioni carichi di storia

Katharina Rabillon

La Muay Thai, letteralmente “arte delle otto braccia”, è profondamente radicata nella storia della Thailandia. Comunemente nota come “boxe thailandese”, è parte integrante della cultura del Paesei

Per comprenderne storia e fascino, cominciamo il nostro viaggio dalla Mecca della Muay Thai. E’ qui che ogni appassionato di boxe tailandese sogna un giorno di poter combattere. Soltanto i migliori riescono però a guadagnare i riflettori del Lumpinee-Stadium. Karin Detdiew è uno di loro. “L’atmosfera al Lumpinee Stadium – dice – è più elettrica che negli altri stadi. C‘è il pubblico che fa il tifo e già questo ci dà la carica. L’energia che arriva dagli spalti è davvero palpabile”. Il suo incontro con la Thai Boxe risale a quando Karin aveva otto anni. Combattere era per lui all’inizio un modo di sfuggire alla povertà. Oggi si allena allo Yodtong Boxing Camp, una delle strutture più celebri del Paese. Il campo porta il nome di quello che in molti considerano “il maestro ufficiale” della thai boxe: Kru Yodtong.

“La Muay Thai – ci spiega – è un’arte marziale molto tecnica. E’ fondamentale il rispetto di quanto si apprende in allenamento. Il coach non deve però limitarsi a preparare a boxare. Deve anche insegnare la tradizione di questa arte marziale. La potenza da sola non porta mai alla vittoria. Va sposata alla giusta tecnica”.

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SCHEDA AUTORE
Marco Sacco - marcosacco.net
Fotocamera: Fujifilm X-Pro1 e XT1
Obiettivo: Fujinon 14mm e 35mm

LINK
Wikipedia
Kombat League
lagazzettadelmezzogiorno.it


Il reportage



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