Mangiatori di terra

Fotografie di Alberto Sfoggia

Nel Nordest italiano il tasso di consumo di suolo è tra i più elevati d’Italia; il cemento delle costruzioni e delle industrie continua a espandersi. Eppure, piano piano, la natura si sta riappropriando di alcuni luoghi

Mangiatori di terra

Fotografie di Alberto Sfoggia
Testo a cura di Stefano Pontiggia e Giulio Di Meo

Nel Nordest italiano il tasso di consumo di suolo è tra i più elevati d’Italia; il cemento delle costruzioni e delle industrie continua a espandersi. Eppure, piano piano, la natura si sta riappropriando di alcuni luoghi

Il Veneto è la seconda regione italiana, dopo la Lombardia, per consumo di suolo. Lo conferma il rapporto 2015 dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente, ed è evidente attraversando la pianura veneta dove lo sguardo incontra costantemente edifici e capannoni. Gli spazi naturali sono residuali, difficile trovare luoghi dove perdersi nella contemplazione della natura senza incontrare il grigio del cemento. Il boom economico degli anni Settanta ha portato in questa regione di tradizione agricola uno sviluppo industriale rapido, diffuso e disordinato: accanto alle case sono sorte le fabbriche, al posto dei campi coltivati sono comparsi i capannoni e gli spazi verdi si sono progressivamente ridotti. Nella sola provincia di Treviso sono state identificate, sui novantacinque comuni che la compongono, circa 320 aree produttive, senza contare gli innumerevoli immobili industriali sparsi al di fuori delle zone prese in esame. La crisi economica degli ultimi anni è arrivata anche qui con tutto ciò che ne consegue: la chiusura di stabilimenti industriali, il fallimento di imprese edili che hanno lasciato opere incompiute, l’abbandono di spazi produttivi. Non sembra però essersi spenta l’idea di continuare a costruire, di cementificare, di estrarre. La fame di terra non sembra placarsi anche se la natura, pian piano, si riappropria silenziosamente dello spazio, con tutta la forza della sua energia vitale.


Il terzo piano casa

A cura della Redazione

Le maglie della rete che il legislatore nazionale e regionale vuol erigere per fermare il consumo di suolo sono larghissime. Esaminando i contenuti del Terzo Piano Casa e il Progetto di legge per il contenimento di suolo della Regione Veneto mi convinco sempre di più della urgente necessità di predisporre una proposta di legge di iniziativa popolare che contrasti, con il giusto rigore, il consumo di suolo

La legge regionale Nr. 14 del 2009 (Piano Casa) e’ stata prorogata nel 2011 e nel 2013, dando vita, con questa ulteriore proroga, al terzo Piano Casa della Regione Veneto: la regione più cementificata d’Italia dopo la Lombardia. Il terzo Piano Casa, che scadrà il 31.12.2017, prevede, in deroga ai piani urbanistici, oltre all’ampliamento del 20% del volume o della superficie degli edifici esistenti (e con un bonus di 150 mc. per le prime case), la possibilità, per chi abbatte e ricostruisce, un premio volumetrico del 70% anche se la “ricostruzione del nuovo edificio viene fatta in un’area diversa purché di proprietà”. Lo spirito vandalico della legge Nr. 14 del 2009 non si manifesta solo in questa occupazione di altro suolo, ma anche nella previsione che l’occupazione di suolo fertile​ , conseguenza della demolizione con ampliamento volumetrico, avvenga in DEROGA alle previsioni dei regolamenti comunali e degli “strumenti urbanistici e territoriali”, comunali, provinciali, regionali. Quest’ultimo intervento di natura autoritaria si materializza anche nel caso sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali: in poche parole non si può impugnare direttamente la DIA (dichiarazione inizio lavori). In questa legislazione regionale, che fa del suolo una “merce” da consumare per fini elettorali e non una risorsa “limitata” e “non rinnovabile”, ci sono altri aspetti negativi. Ad esempio: i premi volumetrici del 50%, anche in “zona agricola”, se in sostituzione di un insediamento abitativo in una zona a rischio idrogeologico o la previsione di edifici residenziali in “zona agricola” se destinati alla conduzione del fondo. I sostenitori del “terzo piano casa” affermano, con dichiarazioni autocelebrative e irresponsabili, che si tratta di “una legge a costo zero per la collettività”, “per il bene superiore collettivo”, “per il bene della nostra regione”, dimenticando che i premi volumetrici e di superficie sono ingiustificati e controproducenti in una regione con decine di migliaia di nuovi alloggi invenduti e con centinaia di migliaia di vecchi edifici da ristrutturare e recuperare.

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SCHEDA AUTORE
Alberto Sfoggia - www.albertosfoggia.it
Fotocamera: Nikon D300
Obiettivo: Nikkor 24mm f/2.8, 35mm DX f/1.8, 50mm f/1.8

LINK
Ispra Ambiente
Provincia di Treviso
Tribuna Treviso


Il reportage



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