Calais

di Luca Matarazzo

Cronaca di uno sgombero annunciato, il secondo in pochi mesi, e preludio allo smantellamento totale del campo di Calais, meglio noto coma Jungle

Calais

di Luca Matarazzo

Cronaca di uno sgombero annunciato, il secondo in pochi mesi, e preludio allo smantellamento totale del campo di Calais, meglio noto coma Jungle

Il governo francese muove un nuovo passo verso la distruzione della Jungle di Calais, dopo la creazione di una ‘zona di esclusione’, detta anche ‘no man’s land’, a gennaio. A febbraio scorso la prefettura di Calais ha annunciato alla stampa ed alle associazioni che operano nella giungla il progetto di sgombero per cancellare la ‘zona sud’ del campo, invitando chiunque viva nella zona interessata di abbandonarla entro una settimana.

In gennaio, nonostante la resistenza degli abitanti, la maggior parte delle persone ha dovuto spostarsi in altri spazi della Jungle e abbandonare la zona di esclusione, aiutati da associazioni e volontari. L’area interessata da questo secondo sgombero è però molto più grande, e la restante superficie della Jungle è troppo piccola, e già sovraffollata, perché lo sgombero avvenga con le stesse modalità di gennaio.

La zona sud è, o meglio era, ma soprattutto comprende le strutture “sociali” più importanti: la chiesa eritrea (la più grande nonché l’unica rimasta), il centro giovanile, aperto di recente, la scuola Ecole Laique Chemin des Dunes, il centro delle donne, molti negozi e ristoranti, le cucine comunitarie, i punti di distribuzione, il teatro, il centro di assistenza legale, e naturalmente, le case di molte persone. Sgomberando quest'area il campo diventerà di fatto inagibile.


A Calais, lacrimogeni contro i migranti

Michela Sechi

La polizia francese ha messo in atto la seconda fase dello sgombero del campo di Calais stroncando sul nascere ogni tentativo di opporsi anche con l'uso dei gas lacrimogeni

La polizia francese ha tirato gas lacrimogeni contro i migranti che a Calais cercavano di opporsi allo sgombero dell’accampamento dove vivono a migliaia. Alcune baracche sono andate a fuoco. Un’attivista dell’associazione “No Borders” (Niente Confini) è stata arrestata con l’accusa di aver incitato i migranti a opporsi alla polizia. Secondo le associazioni di Calais – con lo sgombero della parte sud del campo, detto The Jungle – almeno mille migranti rischiano di ritrovarsi all’addiaccio. Pochi sono saliti sugli autobus che li avrebbero portati verso alcuni centri di accoglienza. Le autorità hanno offerto di alloggiarli in alcuni container in varie località della Francia. Ma i migranti, che sono diretti in Gran Bretagna, non vogliono: dovrebbero farsi prendere le impronte digitali e questa sarebbe la fine del loro viaggio. Farsi registrare vorrebbe dire per loro rimanere in Francia. Marianne Humpbersot è un avvocato che ha passato tutta la giornata al campo. “La prefettura è venuta assieme a delle associazioni, per chiedere alle persone di abbandonare le loro baracche, e per distruggerle”, racconta. “I migranti hanno cominciato a fare resistenza passiva. Alcuni sono saliti sui tetti delle baracche dicendo che non volevano andarsene, che nessuno ha offerto una soluzione per loro, che non sanno dove spostarsi”.

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SCHEDA AUTORE
Luca Matarazzo - lucamata.tumblr.com
Fotocamera: Nikon D600
Obiettivo: Nikkor 24-70mm

LINK
Huffington Post
Euronews
Unimondo


Il reportage



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