Vite di mezzo

di Gabriele Cecconi

Un viaggio nel mondo sospeso dei richiedenti asilo. Un esercito di persone che vive per mesi in una specie di limbo in attesa di conoscere il proprio destino

Vite di mezzo

Fotografie di Gabriele Cecconi

Un viaggio nel mondo sospeso dei richiedenti asilo. Un esercito di persone che vive per mesi in una specie di limbo in attesa di conoscere il proprio destino

Nel 2014 si è registrato in Italia un numero di sbarchi superiore a quello di qualsiasi altra epoca. Ben 170.000 migranti sono infatti approdati sulle coste italiane, una cifra immensa se si pensa che nel 2013 furono circa 43.000. Il 2015 è stato, secondo le ultime statistiche reperibili, un altro anno di piena emergenza e le strutture di accoglienza predisposte su tutto il territorio nazionale sono arrivate ad ospitare più di 100.000 persone. Purtroppo, nonostante sia aumentato il numero delle commissioni territoriali competenti a valutare le domande di asilo presentate (circa 64.000 nel 2014), il tempo di attesa per avere una risposta alla propria istanza varia dai 15 ai 24 mesi a fronte dei 30 gg previsti dalla normativa e non considerando i tempi dei ricorsi, in caso di diniego. La scelta di chiamare il mio lavoro Vite di mezzo ha un duplice significato: da una parte sottolinea la condizione di questi ragazzi che sono stati costretti a lasciare il proprio paese ma che non hanno ancora concluso il proprio viaggio. Dall’altra si rifà ad una condizione, quella presente, in cui il tempo non sembra scorrere, in cui barriere di ogni tipo impediscono lo svolgimento di una vita compiuta. Una sospensione forzata che getta i richiedenti asilo in un limbo che soltanto la macchina burocratica potrà interrompere. La mancata conoscenza della lingua, cifre culturali differenti, la distanza di una società partecipe dell’emergenza solo attraverso i notiziari, sono tutti fattori che contribuiscono ad aumentare l’isolamento sociale.


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C’è da sfatare un altro luogo comune molto in voga nei talk show televisivi e sui social network: non è vero che i richiedenti asilo sono – e possono essere - solo siriani ed eritrei (questo giusto perché un precedente accordo UE prevedeva di ridistribuire unicamente quote di cittadini di tale provenienza). In Europa, ad esempio, nei primi tre mesi del 2015 un richiedente su quattro era di origine kosovara. Oggi i siriani sono in prevalenza, ma è cospicua anche la presenza di afgani e, forse sorprendentemente, albanesi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che il termine Richiedenti Asilo include rifugiati, titolari di protezione umanitaria e sussidiaria.

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SCHEDA AUTORE
Gabriele Cecconi - contatta Gabriele su FB
Fotocamera: Nikon D600
Obiettivo: Nikkor 28mm

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Il reportage



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