Fortezza europea

di Alessandro Barcella

Un viaggio alle porte di un continente sotto l'assedio dei migranti in fuga dalla guerra. La storia di viaggiatori fantasma che hanno perso tutto perfino l'identità e cercano un futuro in cui abbia senso credere

Fortezza europea

Fotografie di Alessandro Barcella

Un viaggio alle porte di un continente sotto l'assedio dei migranti in fuga dalla guerra. La storia di viaggiatori fantasma che hanno perso tutto perfino l'identità e cercano un futuro in cui abbia senso credere

Quando sento la parola "fuga"
il mio sangue scorre piu' veloce,
sorge in me improvvisa la speranza
e son pronta a volare.

Quando sento dire di prigioni
distrutte da soldati,
come un bambino scuoto le mie sbarre
invano, ancora invano.

Emily Dickinson


Un timido bussare alle porte dell’Europa. Dall’interno nessuna risposta. Un nuovo colpo, questa volta più forte. Nulla ancora. Qualcuno, in segreto e nel silenzio, prepara nuovi lucchetti, dispone nuove barriere. Un vano rinchiudersi, perché la forza della disperazione batterà ancora. A ogni colpo più forte. Arrivano a piedi con le scarpe lacere e piene di terra. Salpano di notte, gettando in quel gommone tutta una vita. In uno zaino. Fendono con le mani il filo spinato, e quel sangue che scorre li rafforza in volontà. Bussano alla “Fortezza Europa” , la sondano da ogni lato, la violano e la percorrono. Lungo quei binari, su quelle spiagge desolate, nel fango di quei campi profughi, lasciano un po’ di sé. Il resto è rimasto a casa, e non sarà mai più di loro proprietà. E loro stessi, non saranno mai più. Ombre.

Un viaggio alle fragili porte del Vecchio Continente. E oltre quelle porte stesse, ormai aperte. Da Ceuta a Bodrum, da Roszke a Kos, da Subotica a Budapest. Questa è la storia del viaggio di un fantasma, di chi ha abbandonato la propria identità. E, nonostante ciò, ancora aspetta.


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Il viaggio di migranti e richiedenti asilo attraverso i Balcani rischia di trasformarsi in una crisi umanitaria

Un gruppo di ragazzi afgani esce dalla foresta e si dirige verso il centro di Dimitrovgrad, nella Serbia meridionale. Sono laceri, sporchi, non portano nulla tranne un occasionale sacchetto di plastica. Le storie che raccontano sulla Bulgaria, che hanno appena attraversato, assomigliano a un film dell'orrore. “I cani delle guardie di frontiera ci inseguivano”, mi racconta Zabiullah, di Nangahar. “Sparavano, quindici di noi sono stati catturati, uno è morto. Siamo rimasti nella foresta per quattro giorni senza cibo”. Gli altri annuiscono gravemente. L'interprete dal farsi incalza: “Sei sicuro che sia proprio morto?” “Sì, sicuro. È successo domenica”.

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SCHEDA AUTORE
Alessandro Barcella - www.alessandrobarcella.com
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Osservatorio Balcani e Caucaso - Dossier


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