Rotta balcanica

di Stefano Schirato e Jenny Pacini

L'emergenza umanitaria dei migranti in fuga dalla Siria sulla rotta balcanica analizzata dal punto di vista delle donne intervistate negli hotspot tra Macedonia, Serbia e Slovenia

Rotta balcanica

Fotografie di Stefano Schirato e Jenny Pacini

L'emergenza umanitaria dei migranti in fuga dalla Siria sulla rotta balcanica analizzata dal punto di vista delle donne intervistate negli hotspot tra Macedonia, Serbia e Slovenia

Ameena è seduta per terra, ricurva su sé stessa per proteggersi dal freddo. Tra le braccia, avvolto in tre giri di coperta, c’è suo figlio di 6 mesi, intento a succhiare le gocce di latte che gli somministra da una siringa senz’ago. Sabah, invece, preferisce allattare dal suo seno, in piedi e dietro le transenne, per non perdere la fila che le permetterà di entrare nel centro di transito a Preševo, in Serbia, dove dopo lunghe procedure di identificazione, potrà prendere l’autobus per raggiungere il confine con la Croazia. Tra i migranti e i rifugiati che transitano ogni giorno lungo la Rotta dei Balcani, migliaia sono donne e bambini. Madri allo stremo delle forze che hanno bisogno di tutto: acqua, medicine, cibo per neonati, e un posto in cui riposare, nell’attesa di proseguire il viaggio. Donne costrette a lasciare il proprio Paese, passando per la Turchia, approdando in Grecia dopo traversate in mare da incubo, spesso guardando la morte in faccia. E dopo le isole greche, attraversano la Macedonia, per dare inizio alla lunga marcia sui Balcani che le porterà nel cuore dell’Europa. “Vorrei tanto andare in Svezia e raggiungere il mio fidanzato” mi confessa Safia, afghana di 22 anni, mentre attraversa a piedi i binari della stazione di Tabanovce (Macedonia), l'ultimo sperduto paesello al confine con la Serbia. È qui che i pullman provenienti dalla Grecia riversano fiumi di persone. Ed eccoli lì, sono loro i cosiddetti "migranti" che già si mettono in cammino sui binari per deviare in aperta campagna ed entrare in Serbia attraverso un valico “informale”. Comincio a camminare con il flusso e mi rendo subito conto della realtà: le donne che individuo sono tantissime, di tutte le età, una fiumana dai mille volti. Parlano bene l’inglese, molte vestono all’occidentale. Hanno occhi luminosi che sì, sono devastati dalla stanchezza ma brillano di determinazione e di dignità. Salutano sorridenti e non si crogiolano in facili vittimismi, nemmeno quando ti raccontano come si sono spappolate un piede a causa di una bomba o trascinano per un braccio il proprio figlio disabile. Le traversate nell’Egeo in un gommone, i valichi di confine, le attese in quelle terre di nessuno, le transenne, la polizia, gli schiaffi del freddo, cosa saranno mai per queste donne, dopo le bombe? È lo stesso interrogativo che mi pone Douaa, una donna siriana di 27 anni che incede senza timore e fatica (anche se mi confessa di non bere acqua da troppe ore) raccontandomi delle bombe, proprio lì ad Hasaka, a meno di un km da casa sua. “La traversata in mare dalla Turchia per raggiungere la Grecia è stata terribile -prosegue Douaa-. Eravamo in 65 stipati in una barchetta di 7 metri. La mafia turca ci ha spillato 1000 dollari a testa. Purtroppo, scappa solo chi se lo può permettere.” Queste donne non vogliono passare per profughe, per derelitte, cambiano il pannolino ai loro piccoli sul nudo asfalto senza perdere il loro obiettivo: ”Scappiamo dalla guerra in Siria -mi dice Kadija-, devi sapere che quello di raggiungere l’Europa, per noi, è molto di più di un sogno, è un bisogno. Sto semplicemente portando i miei figli in salvo, è una fuga per la vita, niente di più.”


Balcani, tragica rotta di donne e bambini

di Paolo Lambruschi

I protagonisti del flusso sono ormai per oltre la metà bambini e donne. Il 52% dei migranti e rifugiati che arrivano in Europa sono donne e bambini, contro il 27 per cento di poco tempo fa

Aveva quattro anni anche l’ultima vittima della strage degli innocenti nell’Egeo.
Una bambina siriana di 4 anni è annegata ieri mattina durante uno sbarco di migranti sull’isola greca di Kastellorizo e si aggiunge ai 90 minori annegati in ottobre (1 su 5 aveva meno di due anni) mentre cercavano di raggiungere la Grecia. Solo la settimana scorsa i minori morti sono stati nove.
Continua a registrarsi un calo degli sbarchi in Grecia, ma sale l’allarme per il numero di minori in arrivo, molti dei quali non accompagnati. Secondo quanto segnalato dall’Oim (Organizzazione internazionale per la migrazione) e dall’Unicef, in giugno un migrante su sei era un minore, mentre in ottobre la proporzione è salita a uno su tre, con una media di uno su cinque nell’arco dell’anno. Lungo la rotta balcanica le autorità macedoni hanno registrato 15mila minori non accompagnati a partire dalla metà di giugno.

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SCHEDA AUTORE
Stefano Schirato - www.stefanoschirato.it
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Jenny Pacini
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